A Srebrenica fu genocidio La Serbia lo riconosca

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Le scuse non bastano, il generico termine “crimine” è riduttivo. Ed è giunto il momento che Belgrado trovi il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Quello più adatto per descrivere quanto accaduto a Srebrenica nel 1995 è uno solo: genocidio. È questa la raccomandazione che è stata lanciata ieri all’ indirizzo della Serbia dalla Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (Ecri), organo del Consiglio d’Europa (Coe), la più importante istituzione europea per la difesa dei diritti dell’uomo e della democrazia.

Nel suo quinto rapporto dedicato alla Serbia, l’Ecri ha riconosciuto a Belgrado i passi avanti compiuti in molti campi, ma ha anche messo il dito in qualche dolorosa piaga, come la sorte degli ottomila maschi musulmani trucidati dagli sgherri agli ordini del generale serbo-bosniaco Mladic nel luglio di 22 anni fa. Srebrenica fu, nel 2010, al centro di un’accesissima discussione al Parlamento serbo che, dopo 13 ore di dibattito, adottò una risoluzione sul delicato tema. Nel testo del documento fu pronunciata una «condanna» del «crimine commesso contro la popolazione di Srebrenica».

 Nell’occasione, Belgrado espresse anche «le proprie condoglianze alle famiglie delle vittime», estendendo loro «il rincrescimento per quanto non è stato fatto per prevenire questa tragedia». Un passo avanti, quella risoluzione del 2010 – come anche le scuse per Srebrenica da parte del presidente serbo Nikoli„ – ma fino a un certo punto, perché non fu usato il termine genocidio.

Belgrado dunque dovrebbe oggi tornare sui suoi passi e rimediare; è questa l’esortazione della Commissione anti-razzismo. «Notando con soddisfazione che si è fatto ammenda per i massacri a Srebrenica da parte del Parlamento nel 2010 e del presidente nel 2013, l’Ecri deplora il fatto che in nessuno dei due casi sia stato esplicitamente riconosciuto che quei massacri costituirono genocidio, come determinato da tribunali internazionali», si legge nel rapporto pubblicato ieri. Poi, a pagina 27, un messaggio ancora più chiaro.

 La Commissione «ritiene che i leader politici» serbi «debbano riconoscere ufficialmente che i massacri» di Srebrenica «costituiscono genocidio». Un riconoscimento, ha specificato il Consiglio d’Europa, che è anche una «componente indispensabile per prevenire efficacemente discorsi di odio interetnico e violenza», in un Paese dove l’intolleranza è crescente, secondo il Coe. Ed è un fatto positivo che la questione Srebrenica sia stata riportata d’attualità dal Consiglio, conferma anche Milan Antonijevic, direttore del Comitato degli avvocati per i diritti umani, lo Yucom, oltre a essere un «sollecito al governo affinché sia più attivo verso i cittadini nello spiegare cosa accadde e che ci fu un genocidio a Srebrenica». Governo che, aggiunge Antonijevic, deve chiarire anche che «non si tratta di una colpa collettiva,ma di colpeindividuali».

 «È una raccomandazione importante» perla Serbia, che ha «una responsabilità giuridica nel riconoscere che Srebrenica fu definita genocidio dalla Corte internazionale di Giustizia e dal Tribunale penale per l’ex Jugoslavia», gli fa eco Milica Kostic, direttrice dei programmi legali allo storico Fondo per il diritto umanitario. Lo Stato però spesso agisce in maniera assai differente, come ad esempio nel caso dei tribunali nazionali che processano crimini legati al genocidio non in base a quella fattispecie di crimine, sottolinea Kostic, un «messaggio dannoso» per l’opinione pubblica.

Opinione pubblica in Serbia, ha avvertito il Coe, che è ultimamente anche obiettivo di un’intensificazione «dell’incitamento all’odio» nei discorsi pubblici e politici, che «ricorda quello diffuso prima delle recenti guerre nella regione», nei bui Anni Novanta. All’incitamento contribuiscono media, politici e anche gli hooligan che cantano: «O Pazar, o Sjenica», cittadine a maggioranza musulmana in Serbia, sarete le nuove «Vukovar», una nuova «Srebrenica». E poi ancora, «coltello, fil di ferro, Srebrenica», slogan che di certo non aiutano la riconciliazione nei Balcani. E che vanno finalmente sanzionati.

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